Rischi derivanti dai campi elettromagnetici

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Affrontiamo ora l’argomento più problematico, ovvero la correlazione tra elettrosmog e i possibili rischi a danno del corpo umano.

EFFETTI DELL’INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO SULL’UOMO

Come detto le fonti di CEM sono ovunque intorno a noi, anche in casa siamo circondati da campi elettromagnetici che possono essere più o meno pericolosi per la nostra salute.

Dobbiamo anche in questo caso suddividere il campo elettromagnetico in varie frequenze significative e successivamente spiegare cosa accade, o potrebbe accadere, se ci si espone ad esse.

Innanzitutto spieghiamo che esistono due tempi di effetto:

  • Effetti a breve termine: effetto termico a causa dell’esposizione alle onde elettromagnetiche (ad esempio le esposizioni cui sono soggetti gli utenti dei telefoni cellulari);
  • Effetti a lungo termine: sollecitazioni che se ripetute nel tempo possono causare danni biologici.

Riassumibili in un’altra definizione:

  • Effetti acuti o immediati (dovuti ad un’esposizione di media – alta intensità in un breve periodo di tempo);
  • Effetti ritardati o cronici (dovuti ad un’esposizione di bassa intensità in un lungo periodo).

Una suddivisione sugli effetti provocati da CEM è in base alla categoria:

  • Effetti indotti dai campi a bassa frequenza;
  • Effetti indotti dai campi a radiofrequenza (RF) e microonde (MW).

E li si può dividere anche tra:

  • Effetti termici: causati da un innalzamento della temperatura del sistema esposto, dovuto alla cessione di energia da parte del CEM al tessuto biologico
  • Effetti specifici non termici: non sono legati all’innalzamento della temperatura ma sono caratterizzati da disturbi di vario tipo (neoplasie, interazioni con il Sistema Nervoso Centrale, ecc.). In generale, tali effetti riguardano i vari stadi della scala biologica (dalla singola molecola all’intero corpo).
Concentriamoci sugli effetti dei campi a bassa frequenza e successivamente su quelli ad alta frequenza.

EFFETTI DEI CAMPI A BASSA FREQUENZA

Per i CEM a bassa frequenza il contributo degli effetti termici è trascurabile e tutti gli effetti, anche quelli acuti, sono riportabili ad effetti di tipo specifico come ad esempio bruciature, fibrillazione ventricolare.

In particolare per valori del campo elettrico di 2 –10 kV/m il soggetto si accorge del campo (vibrazione del sistema pilifero), mentre per campi elettrici superiore a 10 – 20 kV/m e di campo magnetico di 5 – 10 mT si manifestano effetti sul sistema visivo e nervoso, stimolazione dei muscoli, ecc…

Nel documento del National Institute for Environmental Health Sciences (Portier e Wolfe, 1998) che effettua una valutazione di tali evidenze utilizzando i criteri proposti dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), risulta che può esserci correlazione tra una limitata possibilità di effetto cancerogeno per la leucemia infantile in relazione all’esposizione residenziale ai campi di bassa frequenza e per la leucemia linfatica cronica in relazione all’esposizione professionale per valori superiori a 0,4 μT.

Sulla base di queste valutazioni i campi a bassa frequenza vengono classificati nella categoria dei “possibili cancerogeni” (gruppo B dello IARC). I risultati degli studi sinora condotti concorrono comunque a sostenere che si adotti come valore di attenzione 0,5 μT.

EFFETTI DEI CAMPI AD ALTA FREQUENZA

Rispetto ai CEM relativi alle basse frequenze, i meccanismi di azione dei CEM nel range 100 kHz 300 GHz, cioè ad alta frequenza, sono più chiari in quanto si tratta spesso di effetti termici acuti, legati all’eccitazione delle molecole sotto l’azione del CEM. Il problema rimane nella caratterizzazione degli effetti su lungo periodo.

Il tessuto biologico si comporta come conduttore o come dielettrico a seconda della frequenza del CEM considerato. L’aumento di temperatura di alcuni organi critici può indurre a seri effetti biologici; per l’occhio, ad esempio, a causa della scarsa irrorazione sanguigna e della modesta conducibilità termica del mezzo circostante il cristallino, si possono presentare fenomeni di coagulazione con perdita di trasparenza del cristallino (cataratta).

Gli organi di riproduzione sono sensibili agli aumenti di temperatura, tanto che si può giungere alla sterilità temporanea o alterazioni fisiologiche permanenti. Inoltre si registrano anche alterazioni del sangue, danni ai cromosomi, disturbi al sistema digestivo e cardiovascolare.

Si deve precisare che ad oggi, gli studi sugli effetti a lungo termine, sono insufficienti in numero e consistenza. A causa di ciò non si può giungere a conclusioni affrettate tra la correlazione di specifici effetti sanitari e l’esposizione ai campi elettromagnetici che ci circondano.

Tuttavia questi studi rappresentano già una base di dati sufficienti per giustificare l’adozione di politiche cautelative. Questa è la conclusione che si legge nel documento congiunto redatto dall’Istituto Superiore della Sanità e l’Istituto Superiore per la Prevenzione e Sicurezza sul Lavoro.

Si fa presente che a fronte di un continuo e crescente aumento dello sviluppo del sistema delle telecomunicazioni si ha una maggiore esposizione ai campi da essi indotti.

Si raccomanda pertanto di utilizzare il principio cautelativo per la definizione di regole e strategie per minimizzare i livelli di esposizione della popolazione a questo tipo di inquinamento.

ELETTROSMOG O INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO

Sempre più spesso si sente parlare di elettrosmog, o inquinamento elettromagnetico, ma l’argomento è talmente complesso nel suo campo fisico da risultare quantomeno ostico da comprendere. Cerchiamo di fare chiarezza quindi almeno sulle terminologie e tematiche principali.

La Terra è immersa da sempre in un campo magnetico statico naturale che, oltre ad offrire meravigliosi spettacoli come le aurore, ci protegge dai raggi cosmici portati dal vento solare formando intorno alla superficie terreste una specie di scudo.

Tuttavia, in questi ultimi decenni, oltre al campo magnetico naturale, si sono sommati campi magnetici creati da fonti artificiali quali: sistemi destinati al trasporto o utilizzo dell’energia elettrica, come elettrodotti ed elettrodomestici, oppure sistemi di comunicazione di segnali radio o tv, telefonia cellulare, trasmissioni satellitari, senza fili o wireless, ecc… Tutto ciò ha causato l’alterazione (cioè l’inquinamento) del campo magnetico naturale dei nostri territori.

Con il termine elettrosmog si intende appunto l’inquinamento elettrico, magnetico ed elettromagnetico derivante da radiazioni elettromagnetiche non ionizzanti.

Il problema principale di questa forma di inquinamento è, oltre alla mancanza di informazione, (non viene tenuto in considerazione a causa dei troppi interessi delle lobby delle telecomunicazioni ad esempio) anche alla mancanza di dati certi e univoci che leghino i danni alla salute all’esposizione ad onde elettromagnetiche di tutte le frequenze.
Infatti se per le basse frequenze (elettrodotti e cabine di trasformazione) diversi studi hanno portato a risultati certi (si pensi all’aumento di incidenza delle leucemie infantili e di quelle linfatiche croniche professionali per esposizione a campi con induzione magnetica superiore a 0,4 μT), la stessa cosa non si può dire per le alte frequenze (telefonia mobile, antenne radio tv, ecc.) i cui dati di riferimento sono ancora imprecisi e non univoci.

Per quanto riguarda le basse frequenze il problema è l’ubicazione degli elettrodotti: vicino ad abitazioni o scuole o comunque a luoghi in cui la permanenza fisica dei cittadini ha luogo per più ore.

Per quanto riguarda invece le alte frequenze, la legge propone di identificare, attraverso una zonazione, le aree idonee o non idonee alle installazioni, garantendo dove possibile l’utilizzo di tecnologie innovative in grado di minimizzare le esposizioni e prevedendo la delocalizzazione delle stazioni radio – tv situate in zone non idonee.

Non sempre però queste disposizioni vengono seguite ed è per questo motivo che ci si ritrova sempre più spesso a fronteggiare casi particolari di forte inquinamento elettromagnetico nelle nostre case.

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